lunedì, febbraio 27, 2006

Il potere dell’antica lingua

...Il vecchio trasse un profondo respiro e disse: «Per adoperare la magia, devi possedere un certo potere innato, che di questi tempi è molto raro nelle persone. Devi anche essere in grado di evocare questo potere con la volontà. Una volta evocato, devi usarlo o lasciarlo dissolvere. Capito? Ora, se desideri usare il potere, devi pronunciare la parola o la frase dell'antica lingua che descrive le tue intenzioni. Per esempio, se ieri non avessi detto brisingr, non sarebbe successo niente.» «Perciò sono limitato dalla mia conoscenza di questa lingua?» . «Proprio così» esclamò Brom. «E sappi che nell'usarla è impossibile mentire. Eragon scosse il capo. «Non può essere. La gente mente sempre. I suoni dell'antica lingua non possono impedire a nessuno di farlo.» Brom inarcò un sopracciglio e disse: «Fethrblaka, eka weohnata néiat haina ono. Blaka eom iet lam.» All'improvviso un uccello volò da un ramo e atterrò sulla sua mano. Cinguettò allegramente e guardò entrambi con i suoi occhietti rotondi. Dopo un istante Brom disse «Eitha» e l'uccello volò via. «Come ci sei riuscito?» disse Eragon, colmo di meraviglia. «Ho promesso di non fargli del male. Forse non conosceva di preciso le mie intenzioni, ma nella lingua del potere, il significato delle mie parole era evidente. L'uccello si è fidato di me perché sa quello che sanno tutti gli animali, ossia che coloro che usano questa lingua sono vincolati alla parola data.»...

Da “Eragon” di C. Paolini.

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