lunedì, luglio 31, 2006

Il Fauno Tumnus

... Dopo pochi minuti arrivò a un lampione. Si domandò a chi possa venire in mente di piazzare un lampione in mezzo al bosco, e proprio in quel momento sentì un leggero scalpiccio. Qualcuno veniva dalla sua parte... Tra gli alberi, proprio di fronte a Lucy e in piena luce del lampione, apparve una strana figura. Era poco più alta della bambina e si riparava dalla neve reggendo in mano un ombrello che era già tutto coperto di candidi fiocchi. Dalla cintola in su sembrava un uomo come tutti gli altri, ma i fianchi e le gambe erano quelli di una capra coperta di peli neri, folti e lucenti. Non aveva piedi, naturalmente, ma grosse unghie sagomate a zoccolo. E aveva la sua brava coda che però Lucy non vide subito, perchè lui la teneva arrotolata sul braccio, forse per evitare di trascinarla nella neve. Intorno al collo aveva una bella sciarpa di lana rossa, e rossiccia appariva la pelle del torace. Il viso era un po' strano, ma con un'aria simpatica e una graziosa barbetta a punta. I capelli erano ricciuti e scuri: in mezzo ai riccioli, da una parte e dall'altra della fronte, spuntavano due bei cornetti. In una mano, come ho già detto, teneva l'ombrello, nell'altra un bel po' di pacchi e pacchetti, sembrava un signore che torni a casa dopo aver comprato i regali di Natale. Invece era un fauno. Quando vide Lucy ebbe un sussulto di sorpresa, ma così forte che i pacchetti gli caddero di mano. -Santo cielo!- esclamò il fauno. -Buona sera- disse Lucy. Il fauno là per là non rispose: era troppo occupato a raccogliere i pacchetti. Quand'ebbe finito, fece un bell'inchino e rispose: -Buona sera. Scusa, non vorrei sembrarti curioso, ma credo di non sbagliarmi se dico che sei una figlia di Eva. -Mi chiamo Lucy- rispose la piccola, che non era troppo sicura di aver capito bene. -Però sei una... bambina, vero?- -Si, naturalmente- rispose Lucy. -Allora appartieni alla razza umana, vero?- -Certo che si- esclamò Lucy molto perplessa.
-Certo, certo- mormorò il fauno. -Stupido io a fare tante domande. Dovevo capirlo subito. Ma, vedi, non avevo mai incontrato prima un figlio di Adamo o una figlia di Eva. Sono proprio contento...- Il fauno si interruppe bruscamente, come uno che si sia lasciato scappare qualcosa che era meglio non dire. Però se n'era accorto in tempo. -Lietissimo di fare la tua conoscenza- disse. -Permetti che mi presenti? Mi chiamo Tumnus.- -Felice di conoscerti signor Tumnus- rispose educatamente Lucy. -Posso chiederti, figlia di Eva, come sei arrivata a Narnia?- -Narnia? E cos'è?- chiese subito Lucy. -Narnia è un paese. Qui siamo a Narnia- rispose prontamente il fauno. -Il territorio che si estende dal lampione fino a Cair Paravel, il castello che sorge sulle rive dell'Oceano orientale, è Narnia. E tu, figlia di Eva, da dove vieni? Dai boschi selvaggi che si trovano a occidente?- -Io... sono venuta dal guardaroba che sta nella stanza vuota- balbettò Lucy. -Ah!- esclamò il signor Tumnus in tono alquanto triste. -Se avessi studiato un po' meglio la geografia quand'ero un piccolo fauno, saprei senza dubbio molte cose su quegli strani paesi. Ma ora è troppo tardi.- -Non sono paesi- replicò Lucy. E quasi quasi le veniva da ridere. -Vengo da laggiù, non è lontano, almeno credo. Però, laggiù è estate.- -E a Narnia è inverno- disse il signor Tumnus. -E' inverno da tanto tempo. Ma se restiamo a chiacchierare qui nella neve prenderemo il raffreddore.- Il fauno non aveva tutti i torti. In tono gentile aggiunse: -O figlia di Eva che vieni dalla città di Guarda Roba nel paese felice di Stanza Vuota, dove regna l'estate eterna, che ne diresti di venire a casa mia a prendere un tè?-
-Mille grazie, signor Tumnus- rispose educatamente Lucy. -Mi chiedevo se non farei meglio a tornare indietro... - -Ma è vicinissimo, è qui voltato l'angolo- insistette il fauno. -Ho acceso un bel fuoco e ho pronta una bella focaccia.- -Sei davvero gentile, signor Tumnus- disse Lucy, accettando l'invito. -Ma ti avverto, non potrò restare a lungo.- -Prendimi sottobraccio, l'ombrello ci coprirà tutti e due- propose il signor Tumnus. -Vieni figlia di Eva. Da questa parte.- E così Lucy se ne andò per il bosco, sottobraccio a quella strana creatura, come se fossero amici da sempre...
Tratto da "Le Cronache di Narnia- Il leone, la strega e l'armadio" dell'amico di Tolkien, C.S.Lewis.

mercoledì, luglio 26, 2006

Il ritorno del vecchio

... Ormai è finita, pensò. Probabilmente mi attaccheranno di nuovo. Ma che cosa può fare contro di loro un uomo disarmato, al buio? Ora era rigido e indolenzito, e le ferite e tutte le parti stanche del corpo gli facevano male nel freddo della notte. Spero di non dover tornare a combattere, pensò. Spero tanto di non dover tornare a combattere. Ma verso mezzanotte combattè e questa volta sapeva che il combattimento era inutile. Giunsero in una frotta, e il vecchio riuscì a vedere soltanto le linee fatte nell'acqua dalle pinne e la loro fosforescenza quando si gettarono sul pesce. Prese a mazzate le teste e udì le mascelle serrarsi e la barca scrollata mentre gli squali attaccavano da sotto. Colpì disperatamente qualcosa che si poteva soltanto sentire e udire e sentì qualcosa impadronirsi della mazza e la mazza scomparve. Strappò dal timone la barra e ricominciò a sferrare mazzate, stringendola con tutte e due le mani e abbattendola più volte. Ma ormai erano già arrivati a prua e si ammassavano l'uno dopo l'altro e tutti insieme, e mentre si voltavano per tornare subito, i pezzi di carne strappati si vedevano luminosi sott'acqua. Alla fine, uno giunse alla testa e il vecchio capì che era finita. Abbattè la barra sulla testa dello squalo mentre le mascelle erano serrate nella testa del pesce, che non si lasciava staccare. Colpì una e due e più volte. Udì la barra che si spezzava e battè lo squalo con l'impugnatura scheggiata. La sentì penetrare e sapendo che era tagliente, la immerse di nuovo. Lo squalo lasciò la presa e si staccò rivoltandosi. Fu l'ultimo squalo della schiera ad avvicinarsi. Non c'era più niente da mangiare, per loro. Il vecchio ora respirava a stento, e sentiva un sapore strano in bocca. Era dolciastro e ramoso e per un momento ne ebbe paura. Ma durò poco. Sputò nell'oceano e disse : "Mangiate anche questo galanos. e sognate di aver ucciso un uomo". [...]

... Quando entrò nel piccolo porto le luci erano spente e il vecchio sapeva che tutti erano a letto. La brezza aveva continuato ad alzarsi, e ora soffiava forte. Però il porto era tranquillo e il vecchio approdò nelpiccolo tratto di pietre sotto gli scogli. Non c'era nessuno ad aiutarlo, così issò la barca meglio che potè. Poi scese e la legò a uno scoglio. Disarmò l'albero e serrò la vela e la legò. Poi si mise in spalla l'albero e cominciò la salita. Fu allora che capì la profondità della sua stanchezza. Si fermò un momento e si voltò a guardare e vide alla luce delle lampadesulla strada la grande coda del pesce, che sorgeva ritta dietro alla poppa della barca. Vide la bianca linea nuda della colonna vertebralee la massa scura della testa col rostro sporgente e tutta la nudità in mezzo. Riprese la salita e giunto in cima cadde e rimase un momento disteso con l'albero sulla spalla. Cercò di alzarsi. Ma era troppo difficile, e rimase li seduto con l'albero sulla spalla e guardò la strada. Sull'altro lato della stradapassò un gatto a fare gli affari suoie il vecchio lo guardò. Poi guardò soltanto la strada. Alla fine posò l'albero a terra e si alzò. Raccolse l'albero e se lo mise in spalla e si avviò per la strada. Dovette sedere cinque volte prima di arivare alla sua capanna. Nella capanna appoggiò l'albero alla parete. Nel buio trovò una bottiglia d'acqua e bevve un sorso. Poi si distese sul letto. Si tirò la coperta sulle spalle e poi sulla schiena e sulle gambe e dormì a faccia in giù sui giornali con le braccia tese e le palme delle mani girate. [...]

... Il ragazzo vide che il vecchio respirava e poi vide le mani del vecchio e si mise a piangere. Uscì senza far rumore per andare a prendere un po' di caffè e lungo tutta la strada continuò a piangere. C'erano molti pescatori intorno intorno alla barca intenti a guardare ciò che le era legato accanto, e uno era nell'acqua, coi calzoni arrotolati, e misurava lo scheletro con un pezzo di lenza. Il ragazzo non scese. Vi era già stato e un pescatore custodiva la barca per lui. "Come sta?" gridò un pescatore. "Dorme" rispose il ragazzo. Non gli importava che lo vedessero piangere. [...]

... "L'oceano è molto grande, e una barca piccola è difficile da vedere" disse il vecchio. Si accorse di com'era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a se stesso e al mare: "Mi sei mancato" disse. "Che cosa hai preso?" "Uno il primo giorno. Uno il secondo e due il terzo." "Bravo." "Ora torniamo a pescare insieme" "No. Io non ho fortuna. Non ho più fortuna." "Al diavolo la fortuna" disse il ragazzo. "La fortuna te la porto io." "Che cosa diranno i tuoi?" " Non me ne importa. Ieri ne ho presi due. Ma ora andremo a pesca insieme perchè ho ancora molto da imparare."...

Tratto da "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway.

unilaterale

http://unilaterale.altervista.org/ Questo è il lavoro di ricerca che ho portato come tesi per la maturità classica. "Giusta, ingiusta, ...