...Eppure, il falcone doveva essere sottoposto alla prova della libertà. Altrimenti sarebbe stato solo un prigioniero, posato mestamente sulsuo bastone, e non un falco selvatico. Con le lacrime agli occhi, la ragazza sollevò il polso e sentì che il falco perdeva per un istante l'equilibrio, e che poi volava libero, con un lungo colpo d'ala. L'uccello si innalzò verso il sole, e Romilda, con la mente piena di ansie - volerà bene? l'inattività l'avrà indebolito? -, lo guardò salire. E una parte di lei volò con il falco, sentì la gioia della luce sulle ali, il bagliore del cielo che le entrava negli occhi mentre saliva, saliva, rimaneva per qualche istante immobile, in volo libero... e poi si allontanava con un forte colpo d'ali! Romilda emise un lungo sospiro. Preciosa se n'era andata, non avrebbe più fatto ritorno... «L'avete perduto, temo», disse Alderic, dopo qualche istante. «Mi dispiace, damigella.» Il dolore della perdita lottò dentro Romilda con l'estasi precedente. Volare con il falco... e poi svanire nella distanza. Scosse la testa. Se aveva perso Preciosa, era segno che non l'aveva mai veramente posseduta. Pensò: Preferisco perderla che legarla a me con la forza... Dunque, Preciosa era fuggita, e tutto era stato un'illusione. Tanto valeva rimanere in casa a cucire, perché non avrebbe mai potuto ricavare niente dalle scuderie: le conveniva lasciare agli uomini il compito di addomesticare gli uccelli... Poi le parve che il cuore le si fermasse, perché, attraverso l'infinito dolore della perdita, s'insinuò un filo di coscienza: un alto volo, la terra stesa sotto di lei, come le cartine dei suoi libri di scuola, ma colorata e straordinariamente nitida, vista da occhi più acuti dei suoi, e forme di vita che si muovevano qua e là, uccelli in volo, piccoli animali che correvano in mezzo all'erba... Preciosa! Il falco era ancora in rapporto con lei, non era volato via! Darren mormorò qualcosa; lei non lo udì. Alderic disse: «Non sprecate il fiato: vostra sorella non vi può ascoltare. In questo momento è con il falco...» Romilda stava in sella per la forza dell'abitudine, ma la sua mente si muoveva sull'alto pascolo, nell'estasi del volo, ed era resa acuta dal la fame. La vista e gli altri sensi, ora dotati di un nitore sovrumano, scorgevano le piccole forme di vita, e lei, assurdamente, sentì di volerle divorare e provò un desiderio feroce... giù! Giù, in picchiata, finché il becco non colpì e il sangue non le schizzò nella bocca, con la ferocia della vita e della morte... Poi un altro colpo d'ali. Romilda tornò in sé quanto bastava a tenere fermo il polso, mentre il falco appesantito dalla preda vi si posava...
Da “La donna del falco” di Marion Zimmer Bradley, eccone la biografia riassunta .
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