sabato, febbraio 24, 2007

I sette messaggeri

...Partito ad esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno vado allontanandomi dalla città e le notizie che mi giungono si fanno sempre più rare. [...] Credevo, che alla partenza, che in poche settimane avrei facilmente raggiunto i confini del regno, invece ho continuato ad incontrare sempre nuove genti e paesi; e dovunque uomini che parlavano la mia stessa lingua, che dicevano di essere sudditi miei. [...] Siamo forse girando su noi stessi,[...] Questo potrebbe spiegare il motivo per cui ancora non siamo giunti all'estrema frontiera. Ma più sovente mi tormenta il dubbio che questo confine non esista, che il regno si estenda senza limite alcuno e che , per quanto io avanzi, mai portò arrivare alla fine. [...] Mi preoccupai di poter comunicare, durante il viaggio, con i miei cari, e fra i cavalieri della scorta scelsi i sette migliori, che mi servissero da messaggeri. Credevo, inconsapevole, che averne sette fosse addirittura un'esagerazione. Con l'andar del tempo mi accorsi al contrario che erano ridicolmente pochi. Non uso alla lontananza dalla mia casa, vi spedii il primo, Alessandro [...] La sera dopo, per assicurarmi la continuità delle comunicazioni, inviai il secondo, poi il terzo, poi il quarto, consecutivamente, fino all'ottava sera di viaggio, in cui partì Gregorio. Il primo non era ancora tornato.[...] Ci raggiunse la decima sera, mentre stavamo deponendo il campo per la notte, in una valle disabitata. Seppi da Alessandro che la sua rapidità era stata inferiore al previsto;[...] In una giornata, mentre noi avanzavamo di quaranta leghe, lui ne divorava sessanta, ma non di più. [...] Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin lì impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi. Allontanandoci sempre più dalla capitale, l'itinerario dei messi si faceva ogni volta più lungo. Dopo cinquanta giorni di cammino, l'intervallo fra un arrivo e l'altro dei messaggeri cominciò a spaziarsi sensibilmente; mentre prima me ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque; la voce della mia città diveniva in tal modo sempre più fioca; [...] Trascorsi che furono sei mesi [...] L'intervallo fra uno e l'altro dei messaggeri aumentò a ben quattro mesi. Essi mi recavano ormai notizie lontane; le buste mi giungevano sgualcite,[...] Avanti, avanti! Vagabondi incontrati per le pianure mi dicevano che i confini non erano lontani. Io incitavo i miei uomini a non posare, spegnevo gli accenti scoraggianti che si facevano sulle loro labbra. Erano già passati quattro anni dalla mia partenza; che lunga fatica.[...] Ben venti mesi di silenzio e di solitudine intercorrevano ora fra le successive comparse dei messaggeri. Mi portavano curiose lettere ingiallite dal tempo, e in esse trovavo nomi dimenticati, modi di dire a me insoliti, sentimenti che non riuscivo a capire.[...] Ma otto anni e mezzo sono trascorsi.Stasera cenavo solo nella mia tenda quando è entrato Domenico, che riusciva ancora a sorridere benchè stravolto dalla fatica. Da quasi sette anni non lo rivedevo. Per tutto questo periodo lunghissimo egli non aveva fatto altro che correre, attraverso praterie, boschi e deserti, cambiando chissà quante volte cavalcatura, per portarmi quel pacco di buste che finora non ho avuto voglia di aprire. Egli è già andato a dormire e ripartirà domani stesso all'alba. Ripartirà per l'ultima volta. Sul taccuino ho calcolato che, se tutto andrà bene, io continuando il cammino come ho fatto sinora e lui il suo, non potrò rivedere Domenico che fra trentaquattro anni. Io allora ne avrò settantadue. Ma comincio a sentirmi stanco ed è probabile che la morte mi coglierà prima. Così non lo portò mai più rivedere. Fra trentaquattro anni Domenico scorgerà inaspettatamente i fuochi del mio accampamento e si domanderà perchè mai nel frattempo, io abbia fatto così poco cammino. Come stasera il buon messaggero entrerà nella mia tenda con le lettere ingiallite dagli anni, cariche di assurde notizie di un tempo già sepolto, ma si fermerà sulla soglia, vedendomi immobile [...] ,morto.

Eppure va, Domenico, e non dirmi che sono crudele! Porta il mio ultimo saluto alla città dove io sono nato. Tu sei il superstite legame con il mondo che un tempo fu anche mio. I più recenti messaggi mi hanno fatto sapere che [...] mi considerano perduto, che hanno costruito alti palazzi dove prima erano le querce sotto cui andavo solitamente a giocare. Ma è pur sempre la mia vecchi patria. Il quinto messaggero,[...] non potrà ripartire perchè non farebbe più in tempo a tornare. Dopo di te il silenzio, o Domenico, a meno che finalmente io non trovi i sospirati confini. [...] Vado convincendomi che non esiste frontiera.[...] Probabilmente varcherò il limite senza accorgermene neppure e continuerò ad andare avanti, ignaro.[...] Un' ansia inconsueta da qualche tempo si accende in me alla sera,[...] è l'impazienza di conoscere le terre ignote a cui mi dirigo. Vado notando, e non l'ho confidato finora a nessuno, vado notando che [...] nel cielo irraggi una luce insolita [...] e l'aria rechi presagi che non so dire. Una speranza nuova mi trarrà domattina ancora più avanti, verso quelle montagne inesplorate che le ombre della notte stanno occultando...

Tratto da "La boutique del mistero" di Dino Buzzati.
-E' raro che un libro consigliato a scuola si riveli così piacevole-. Emily

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