mercoledì, luglio 26, 2006

Il ritorno del vecchio

... Ormai è finita, pensò. Probabilmente mi attaccheranno di nuovo. Ma che cosa può fare contro di loro un uomo disarmato, al buio? Ora era rigido e indolenzito, e le ferite e tutte le parti stanche del corpo gli facevano male nel freddo della notte. Spero di non dover tornare a combattere, pensò. Spero tanto di non dover tornare a combattere. Ma verso mezzanotte combattè e questa volta sapeva che il combattimento era inutile. Giunsero in una frotta, e il vecchio riuscì a vedere soltanto le linee fatte nell'acqua dalle pinne e la loro fosforescenza quando si gettarono sul pesce. Prese a mazzate le teste e udì le mascelle serrarsi e la barca scrollata mentre gli squali attaccavano da sotto. Colpì disperatamente qualcosa che si poteva soltanto sentire e udire e sentì qualcosa impadronirsi della mazza e la mazza scomparve. Strappò dal timone la barra e ricominciò a sferrare mazzate, stringendola con tutte e due le mani e abbattendola più volte. Ma ormai erano già arrivati a prua e si ammassavano l'uno dopo l'altro e tutti insieme, e mentre si voltavano per tornare subito, i pezzi di carne strappati si vedevano luminosi sott'acqua. Alla fine, uno giunse alla testa e il vecchio capì che era finita. Abbattè la barra sulla testa dello squalo mentre le mascelle erano serrate nella testa del pesce, che non si lasciava staccare. Colpì una e due e più volte. Udì la barra che si spezzava e battè lo squalo con l'impugnatura scheggiata. La sentì penetrare e sapendo che era tagliente, la immerse di nuovo. Lo squalo lasciò la presa e si staccò rivoltandosi. Fu l'ultimo squalo della schiera ad avvicinarsi. Non c'era più niente da mangiare, per loro. Il vecchio ora respirava a stento, e sentiva un sapore strano in bocca. Era dolciastro e ramoso e per un momento ne ebbe paura. Ma durò poco. Sputò nell'oceano e disse : "Mangiate anche questo galanos. e sognate di aver ucciso un uomo". [...]

... Quando entrò nel piccolo porto le luci erano spente e il vecchio sapeva che tutti erano a letto. La brezza aveva continuato ad alzarsi, e ora soffiava forte. Però il porto era tranquillo e il vecchio approdò nelpiccolo tratto di pietre sotto gli scogli. Non c'era nessuno ad aiutarlo, così issò la barca meglio che potè. Poi scese e la legò a uno scoglio. Disarmò l'albero e serrò la vela e la legò. Poi si mise in spalla l'albero e cominciò la salita. Fu allora che capì la profondità della sua stanchezza. Si fermò un momento e si voltò a guardare e vide alla luce delle lampadesulla strada la grande coda del pesce, che sorgeva ritta dietro alla poppa della barca. Vide la bianca linea nuda della colonna vertebralee la massa scura della testa col rostro sporgente e tutta la nudità in mezzo. Riprese la salita e giunto in cima cadde e rimase un momento disteso con l'albero sulla spalla. Cercò di alzarsi. Ma era troppo difficile, e rimase li seduto con l'albero sulla spalla e guardò la strada. Sull'altro lato della stradapassò un gatto a fare gli affari suoie il vecchio lo guardò. Poi guardò soltanto la strada. Alla fine posò l'albero a terra e si alzò. Raccolse l'albero e se lo mise in spalla e si avviò per la strada. Dovette sedere cinque volte prima di arivare alla sua capanna. Nella capanna appoggiò l'albero alla parete. Nel buio trovò una bottiglia d'acqua e bevve un sorso. Poi si distese sul letto. Si tirò la coperta sulle spalle e poi sulla schiena e sulle gambe e dormì a faccia in giù sui giornali con le braccia tese e le palme delle mani girate. [...]

... Il ragazzo vide che il vecchio respirava e poi vide le mani del vecchio e si mise a piangere. Uscì senza far rumore per andare a prendere un po' di caffè e lungo tutta la strada continuò a piangere. C'erano molti pescatori intorno intorno alla barca intenti a guardare ciò che le era legato accanto, e uno era nell'acqua, coi calzoni arrotolati, e misurava lo scheletro con un pezzo di lenza. Il ragazzo non scese. Vi era già stato e un pescatore custodiva la barca per lui. "Come sta?" gridò un pescatore. "Dorme" rispose il ragazzo. Non gli importava che lo vedessero piangere. [...]

... "L'oceano è molto grande, e una barca piccola è difficile da vedere" disse il vecchio. Si accorse di com'era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a se stesso e al mare: "Mi sei mancato" disse. "Che cosa hai preso?" "Uno il primo giorno. Uno il secondo e due il terzo." "Bravo." "Ora torniamo a pescare insieme" "No. Io non ho fortuna. Non ho più fortuna." "Al diavolo la fortuna" disse il ragazzo. "La fortuna te la porto io." "Che cosa diranno i tuoi?" " Non me ne importa. Ieri ne ho presi due. Ma ora andremo a pesca insieme perchè ho ancora molto da imparare."...

Tratto da "Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway.

martedì, giugno 27, 2006

Signor R.J.Lupin Lunastorta

... "Questo posto è stregato" disse Ron. "No" disse Lupin, guardando la porta con aria perplessa. "La Stamberga Strillante non è mai stata stregata... le urla e gli ululati che sentivano gli abitanti del villaggio erano opera mia". Si scostò dagli occhi i capelli ingrigiti, riflettè un attimo e poi disse: "Comincia tutto da qui... da quando sono diventato Lupo Mannaro. Niente sarebbe successo se non fossi stato morso... e se non fossi stato così sconsiderato..." Aveva l'aria seria e stanca. Ron stava per interromperlo, ma Hermione disse "Sst" e guardò Lupin intensamente. "Ero un bambino quando fui morso. I miei genitori le provarono tutte, ma a quei tempi non c'erano cure. La pozione che mi prepara il professor Piton è un ritrovato molto recente. Mi rende innocuo, sapete. Se la prendo la settimana prima della luna piena, riesco a mantenere il controllo quando mi trasformo... Mi rannicchio nel mio studio, come un normalissimo lupo, e aspetto che la luna tramonti. Prima che la Pozione Antilupo venisse scoperta diventavo un mostro a tutti gli effetti. Sembrava impossibile che riuscissi a frequentare Hogwarts. Gli altri genitori non avrebbero voluto che i loro figli entrassero in contatto con me. Ma poi Silente diventò Preside, e trovò la soluzione. Disse che se prendevamo alcune precauzioni non c'era motivo per cui non potessi venire a scuola... " Lupin sospirò e guardò apertamente Harry. "Qualche mese fa ti ho detto che il Platano Picchiatore fu piantato l'anno che sono arrivato a Hogwarts. La verità è che fu piantato perchè sono arrivato a Hogwarts. Questa casa..." e Lupin si guardò intorno desolato, "...e il tunnel che porta qui... furono costruiti per me. Una volta al mese mi facevano uscire di nascosto dal castello e venivo qui a trasformarmi. L'albero fu messo all'entrata del tunnel per impedire a chiunque di incrociarmi quando ero pericoloso". [...] "Le mie trasfoemazioni in quei giorni erano... erano terribili. E' molto doloroso trasformarsi in Lupo Mannaro. Non avevo intorno degli umani da mordere così graffiavo e mordevo me stesso. Gli abitanti del villaggio udivano il rumore e le urla e credettero che si trattassero di spiriti particolarmente violenti."[...]

...Harry vide la sagoma di Lupin che si irrigidiva. Poi le braccia e gambe presero a tremare. "Oh, cielo" esclamò Hermione col fiato mozzo. "Questa sera non ha preso la pozione! Non è innocuo! " "Correte" sussurrò Black. "Correte! Ora!" Ma Harry non riuscì a correre. Ron era incatenato a Minus e a Lupin. Balzò in avanti, ma Black lo trattenne e lo risospinse indietro. "Lasciate fare a me. CORRETE!". Si udì un terribile ringhio. La testa di Lupin si stava allungando. Anche il corpo. Le spalle gli si incurvarono. I peli spuntarono a vista d'occhio sul viso e sulle mani, che si trasformarono in zampe artigliate. Il pelo di Grattastinchi era di nuovo ritto e il gatto indietreggiò...
Tratto da "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban" della fatastica J.K.Rowling.
Ecco qui un video sulla vita e le trasformazioni del signor Lunastrorta

mercoledì, maggio 24, 2006

Dal diario di Kazad-dum

..."E' spaventoso a leggersi", disse. "Temo che la loro fine sia stata crudele. Ascoltate! Non possiamo uscire. Non possiamo uscire. Hanno preso il Ponte e il secondo salone. Frar e Loni e Nali caddero ivi. Poi vi sono quattro righe sbiadite e riesco soltanto a leggere andarono cinque giorni fa. Le ultime righe dicono: l'acqua dello stagno sale al muro del Cancello Ovest. L'Osservatore nell'acqua ha preso Oin. Non possiamo più uscire. Giunge la fine, infine tamburi, tamburi negli abissi. Chissà cosa significa. L'ultimo tratto di lettere elfiche scarabocchiate è: stanno arrivando. Quindi più nulla". Gandalf s'interruppe e rimase immerso silenzioso nei suoi pensieri. Una paura e un orrore improvvisi s'impadronirono della Compagnia. "Non possiamo più uscire", mormorò Gimli...
Tratto da: "La Compagnia dell'Anello" dello strabiliante Tolkien.
Ecco qui il brano letto ed interpretato da sara e emily... It's great!!

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martedì, maggio 09, 2006

Il principio da Iluvatar

...Nel principio Eru, l'Uno, che nella lingua elfica è detto Iluvatar, creò gli Ainur dalla propria mente; e gli Ainur intonarono una Grande Musica al suo cospetto. In tale Musica, il Mondo ebbe inizio, poichè Iluvatar rese visibile il canto agli Ainur, e costoro lo videro quale una luce nell'oscurità. E molti di loro si innamorarono della sua bellezza e della sua vicenda che videro cominciare e svolgersi come in visione. Per tale ragione Iluvatar conferì Essere alla loro visione, e la collocò in mezzo al Vuoto, e il Fuoco Segreto fu inviato ad ardere nel cuore del Mondo; e questo fu chiamato Ea. Poi, quelli degli Ainur che lo desideravano si levarono ed entrarono nel Mondo al principio del Tempo; e loro compito fu di completarlo, e con le loro fatiche di attuare la visione che avevano scorto. A lungo essi travagliarono nelle regioni di Ea, la cui vastità trascende il pensiero di Elfi e Uomini, finchè a tempo debito fu fatta Arda, il Regno della Terra. Poi essi assunsero abito terrestre, e in esse scesero e vi dimorarono...
Da: "Il Silmarillion" del mitologico J.R.R.Tolkien.
(Nella foto alcuni Ainur minori)

martedì, maggio 02, 2006

The Man in the Moon

...The man in the moon had silver shoon, and his beard was of silver thread; with opals crowned and pearls all bound about his girdlestead, in his mantle grey he walked one day across a shining floor, and with crystal key in secrecy he opened an ivory door.
On a filigree stair of glimmering hair then lightly down he went, and merry was he at last to be free on a mad adventure bent...

...l'Uomo della Luna avea scarpe d'argento la barba di fili luccicanti d'opali incoronato, le perle avea cucito alla cintura sul davanti. Nel suo manto grigio camminava un giorno sul pavimento che splendeva con la chiave di cristallo in gran segreto una porta d'avorio apriva.
Una scala di capelli luccicanti agilmente in discesa imboccò; Felice e contento d'esser libero alfine in una folle avventura si gettò...
Strappato dalle simpatiche pagine di "Le avventure di Tom Bombadil" create da super J.R.R.Tolkien.

giovedì, aprile 20, 2006

Saphira e la "volpe idiota"

...La dragonessa fece guizzare la lingua e gli sfiorò la mano con la punta ruvida. Lui sorrise. Allora lei inarcò il collo per ritrarsi, ma non ci riuscì. Che succede? Sono incastrata. Sei... Eragon non riuscì a trattenersi; scoppiò a ridere anche se gli faceva male. La situazione era troppo assurda. Lei ringhiò e inarcò tutto il corpo, scuotendo l'albero con i suoi sforzi e mandando Eragon a gambe all'aria. Alla fine crollò sfinita. Bè, non startene seduto lì a sogghignare come una volpe idiota. Aiutami! [...] Ci vollero dieci minuti buoni perchè il tentativo riuscisse. Soltanto allora Eragon si accorse dell'entità del danno alle scale. Si lasciò sfuggire un gemito. Le squame della dragonessa avevano inciso profondamente la corteccia e cancellato i delicati disegni che crescevano dal legno. Oops, disse Saphira. Se non altro sei stata tu, non io. Gli elfi ti perdoneranno. Canterebbero ballate d'amore dei nani notte e giorno, se solo tu glielo chiedessi.
Tratto da "Eldest" ,creato da quel super cervello di Christopher Paolini.

lunedì, aprile 10, 2006

L'essenza del mare secondo Brom

...Eragon chiese a Brom: "Com'è il mare ?" "Avrai pur sentito qualche descrizione, prima" disse Brom. "Si ma com'è davvero?" Gli occhi di Brom si velarono, come se stesse guardando una scena lontana. "Il mare è un'emozione incarnata. Il mare ama, odia e piange. Sfida ogni tentativo di catturarlo a parole e rifiuta ogni pastoia. Qualunque cosa tu dica di lui, c'è sempre qualcosa che ti sfuggirà. Ricordi quando ti dissi che gli elfi venivano dal mare?" "Si." "Sebbene vivano lontani dalla costa, conservano sempre una grande passione per l'oceano. Il rumore delle onde che si frangono, l'odore salmastro dell'aria li affascina enormemente..."
Estratto dal bellissimo capolavoro di Christopher Paolini: Eragon.

unilaterale

http://unilaterale.altervista.org/ Questo è il lavoro di ricerca che ho portato come tesi per la maturità classica. "Giusta, ingiusta, ...