giovedì, aprile 12, 2007

Il fuoco fatuo

...“Già già” disse ancora la voce. “non ti sbagli, Omuncolo. Sono io, quello che ti parla”. Timo fissò incredulo la luce scintillante. “Tu?” chiese, “Chi sei tu?”. La voce rise piano. “Io sono un Fuoco fatuo, sciocco Omuncolo”, rispose. “Non lo sai?”. “Un... Fuoco fatuo”, ripeté Timo meravigliato. [...] Non ne aveva mai visto uno.

[...] “Non sono un Uomo” disse Timo con stizza. “Io sono un Helder.” “Bé, allora Helderuncolo, per l'appunto[...] io sono un Fuoco fatuo ed i Fuochi fatui sono noti per il fatto che si smarriscono in continuazione”. “Oh” fece Timo. [...] “Ma è proprio così, con noi Fuochi fatui: ci sbagliamo di continuo”. “Un momento, [...] hai appena detto che ti smarrisci di continuo, qual è quella giusta allora?” “Bé, tutt'e due” rispose la sfera luminosa, “O era invece la prima? Oppure la seconda? [...] E che differenza c'è tra sbagliarsi e smarrirsi? Mi sbaglio appunto nella direzione. [...] Non è affatto divertente, te lo dico io”. Timo rifletté un momento. “E tu fai sempre le cose sbagliate?” volle sapere.

“Mai” affermò desolato il fuoco fatuo. “Bah, volevo dire sempre. Oh, è da piangere, di continuo mi sbaglio”.

“Allora portami nel folto del bosco, [...] là dove è più buio e impenetrabile. Perché non devo assolutamente uscire da qui. E ancor meno devo arrivare dalle parti della Selva d'argento”.[...] “Tu pensi che, se ti porto in mezzo al bosco, arriviamo invece di nuovo al suo margine, Perché sbaglio direzione, eh? ”. Timo annuì.

“Questo è scriteriato-assennato mi pare. Molto assennato. Quest'idea può venire d'altronde solo ad un Omun... Helderuncolo come te. Vieni con me, piccolo Helder, ti porto ai margini del bosco”. “No”, disse allarmato Timo. “Non di lì. Più addentro nel bosco”. Il Fuoco fatuo tacque un istante[...] “più addentro?” si sincerò “Ah, capisco, tu dici più addentro perché vuoi uscire e poiché pensi che mi sbaglio sempre... ma in realtà vuoi uscire da qui, e... oppure vuoi...-portandoti al margine, mi sbagliassi...oppure vuoi...Oh, ma è pazzesco. T'immagini, se mi sbaglio due volte e ti porto per errore davvero più addentro nel bosco?”

“Ma è lì che voglio andare!” disse con un sospiro Timo. “Davvero?” chiese il Fuoco fatuo. “Ma allora non devi prendere me come guida, sai? Io mi smarrisco di continuo e... ” Timo sorrise corrucciato. “Forse è meglio che prosegua da solo”, disse. “Sicuro, [...] io ti metterei solo fuori strada, e... ma aspetta un po'... se ora io credo che ciò sia giusto ed invece mi sbaglio di nuovo, allora dovresti ovviamente venire con me...ma forse mi sbaglio proprio: o sei tu che ti sbagli?” Timo sospirò. “Forse è davvero meglio che prosegua da solo” “Ma no!” disse implorante il Fuoco fatuo[...]. “Ti faccio una proposta Fuoco fatuo: io proseguo come mi parer e tu mi accompagni, però tieni il becco chiuso, intesi?”...

tratto da"La danza degli elfi" di Wolfgang e Heike Hohlbein.

sabato, febbraio 24, 2007

I sette messaggeri

...Partito ad esplorare il regno di mio padre, di giorno in giorno vado allontanandomi dalla città e le notizie che mi giungono si fanno sempre più rare. [...] Credevo, che alla partenza, che in poche settimane avrei facilmente raggiunto i confini del regno, invece ho continuato ad incontrare sempre nuove genti e paesi; e dovunque uomini che parlavano la mia stessa lingua, che dicevano di essere sudditi miei. [...] Siamo forse girando su noi stessi,[...] Questo potrebbe spiegare il motivo per cui ancora non siamo giunti all'estrema frontiera. Ma più sovente mi tormenta il dubbio che questo confine non esista, che il regno si estenda senza limite alcuno e che , per quanto io avanzi, mai portò arrivare alla fine. [...] Mi preoccupai di poter comunicare, durante il viaggio, con i miei cari, e fra i cavalieri della scorta scelsi i sette migliori, che mi servissero da messaggeri. Credevo, inconsapevole, che averne sette fosse addirittura un'esagerazione. Con l'andar del tempo mi accorsi al contrario che erano ridicolmente pochi. Non uso alla lontananza dalla mia casa, vi spedii il primo, Alessandro [...] La sera dopo, per assicurarmi la continuità delle comunicazioni, inviai il secondo, poi il terzo, poi il quarto, consecutivamente, fino all'ottava sera di viaggio, in cui partì Gregorio. Il primo non era ancora tornato.[...] Ci raggiunse la decima sera, mentre stavamo deponendo il campo per la notte, in una valle disabitata. Seppi da Alessandro che la sua rapidità era stata inferiore al previsto;[...] In una giornata, mentre noi avanzavamo di quaranta leghe, lui ne divorava sessanta, ma non di più. [...] Ben presto constatai che bastava moltiplicare per cinque i giorni fin lì impiegati per sapere quando il messaggero ci avrebbe ripresi. Allontanandoci sempre più dalla capitale, l'itinerario dei messi si faceva ogni volta più lungo. Dopo cinquanta giorni di cammino, l'intervallo fra un arrivo e l'altro dei messaggeri cominciò a spaziarsi sensibilmente; mentre prima me ne vedevo arrivare al campo uno ogni cinque giorni, questo intervallo divenne di venticinque; la voce della mia città diveniva in tal modo sempre più fioca; [...] Trascorsi che furono sei mesi [...] L'intervallo fra uno e l'altro dei messaggeri aumentò a ben quattro mesi. Essi mi recavano ormai notizie lontane; le buste mi giungevano sgualcite,[...] Avanti, avanti! Vagabondi incontrati per le pianure mi dicevano che i confini non erano lontani. Io incitavo i miei uomini a non posare, spegnevo gli accenti scoraggianti che si facevano sulle loro labbra. Erano già passati quattro anni dalla mia partenza; che lunga fatica.[...] Ben venti mesi di silenzio e di solitudine intercorrevano ora fra le successive comparse dei messaggeri. Mi portavano curiose lettere ingiallite dal tempo, e in esse trovavo nomi dimenticati, modi di dire a me insoliti, sentimenti che non riuscivo a capire.[...] Ma otto anni e mezzo sono trascorsi.Stasera cenavo solo nella mia tenda quando è entrato Domenico, che riusciva ancora a sorridere benchè stravolto dalla fatica. Da quasi sette anni non lo rivedevo. Per tutto questo periodo lunghissimo egli non aveva fatto altro che correre, attraverso praterie, boschi e deserti, cambiando chissà quante volte cavalcatura, per portarmi quel pacco di buste che finora non ho avuto voglia di aprire. Egli è già andato a dormire e ripartirà domani stesso all'alba. Ripartirà per l'ultima volta. Sul taccuino ho calcolato che, se tutto andrà bene, io continuando il cammino come ho fatto sinora e lui il suo, non potrò rivedere Domenico che fra trentaquattro anni. Io allora ne avrò settantadue. Ma comincio a sentirmi stanco ed è probabile che la morte mi coglierà prima. Così non lo portò mai più rivedere. Fra trentaquattro anni Domenico scorgerà inaspettatamente i fuochi del mio accampamento e si domanderà perchè mai nel frattempo, io abbia fatto così poco cammino. Come stasera il buon messaggero entrerà nella mia tenda con le lettere ingiallite dagli anni, cariche di assurde notizie di un tempo già sepolto, ma si fermerà sulla soglia, vedendomi immobile [...] ,morto.

Eppure va, Domenico, e non dirmi che sono crudele! Porta il mio ultimo saluto alla città dove io sono nato. Tu sei il superstite legame con il mondo che un tempo fu anche mio. I più recenti messaggi mi hanno fatto sapere che [...] mi considerano perduto, che hanno costruito alti palazzi dove prima erano le querce sotto cui andavo solitamente a giocare. Ma è pur sempre la mia vecchi patria. Il quinto messaggero,[...] non potrà ripartire perchè non farebbe più in tempo a tornare. Dopo di te il silenzio, o Domenico, a meno che finalmente io non trovi i sospirati confini. [...] Vado convincendomi che non esiste frontiera.[...] Probabilmente varcherò il limite senza accorgermene neppure e continuerò ad andare avanti, ignaro.[...] Un' ansia inconsueta da qualche tempo si accende in me alla sera,[...] è l'impazienza di conoscere le terre ignote a cui mi dirigo. Vado notando, e non l'ho confidato finora a nessuno, vado notando che [...] nel cielo irraggi una luce insolita [...] e l'aria rechi presagi che non so dire. Una speranza nuova mi trarrà domattina ancora più avanti, verso quelle montagne inesplorate che le ombre della notte stanno occultando...

Tratto da "La boutique del mistero" di Dino Buzzati.
-E' raro che un libro consigliato a scuola si riveli così piacevole-. Emily

martedì, febbraio 20, 2007

Al di là e al di qua della rete.

... Da quella parte della casa la vista era completamente diversa [...] c'era un giardino piuttosto grande, pieno di fiori disposti in aiuole geometriche. [...]. Oltre i fiori, lo sguardo incontrava un grazioso acciottolato con una panchina di legno, e Gretel si immaginò seduta al sole a leggere un libro. [...] Qualche metro più in là, tutto mutava. Un enorme reticolato di filo correva lungo tutto il fianco della casa e curvando alle due estremità proseguiva da entrambi i lati, così lontano che Gretel non riuscì a vederne la fine. [...] In cima al reticolato erano arrotolate enormi matasse di filo spinato. Fissando tutti quegli spuntoni taglienti Gretel provò un'inaspettata fitta di dolore. Al di là del reticolato non c'era traccia di verde da nessuna parte. Non un filo d'erba. Il terreno era rossastro e sabbioso. E fin dove l'occhio arrivava, vide soltanto baracche. [...] Aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi si rese conto che nessuna parola poteva esprimere la sua sorpresa. Così fece l'unica cosa sensata, e la richiuse...

Tratto da "Il bambino con il pigiama a righe", di John Boyne.

Non pensate che il libro sia tutto così, ma non c'è un pezzo che lo possa descrivere. Vi posso solo consigliare di leggerlo senza sapere di che cosa parla. Vi sembrerà strano quello che vi ho detto, ma provate a leggerlo e capirete....

mercoledì, febbraio 14, 2007

mercoledì, gennaio 10, 2007

Chi la fa, l'aspetti...

...Solo la mia prontezza mi aveva salvato. Il coltello lanciato dal timoniere si era infisso qualche centimetro sotto di me, mentre mi lanciavo sulle sartie. Laggiù restava Israel Hands, con la bocca e lo sguardo sollevati verso di me, perfetta raffigurazione della sorpresa e della delusione. Ora che avevo un attimo a disposizione non persi tempo a cambiare l'innesco della pistola, avendo l'altra pronta, la scaricai, per maggior sicurezza, e subito dopo la ricaricai.
Quella mia occupazione lasciò Hands di stucco: cominciava ad accorgersi che la fortuna girava e dopo una comprensibile esitazione si affrettò a salire anche lui, a passi lenti e faticosi, il pugnale fra i denti. Trascinare la gamba ferita gli procurava un dolore senza fine; nel frattempo io avevo tranquillamente concluso i preparativi e lui non aveva ancora fatto un terzo del percorso. Poi lo chiamai: avevo le due pistole strette in pugno.
"Ancora un passo, signor Hands", dissi: "E vi farò saltare le cervella! I morti non parlano, ricordate?". Aggiunsi con una risata di scherno.
Si fermò all'istante. Potevo capire dai movimenti del viso che stava cercando di riflettere. La faccenda era per lui tanto complessa e laboriosa che, dall'alto del mio nuovo asilo, gli risi in faccia. [...] Mi bevevo ogni sua parola e me la ridevo, tronfio come un orologio a cucù, quando Hands, trattenendo il fiato si portò la mano dietro la spalla. Qualcosa sibilò nell'aria come una freccia: sentii un colpo e un dolore improvviso e mi ritrovai inchiodato all'albero per una spalla.....

Tratto da "L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson.
(Questo articolo è di sara ma dato che ha problemi con il computer... ci penso io).

mercoledì, ottobre 25, 2006

Il macabro spettacolo di Yazuac

... I due ripresero a trottare, pensando con sollievo al cibo e all'acqua che presto avrebbero trovato. Mentre si avvicinavano alle piccole case, videro fili di fumo levarsi da una decina di comignoli, ma non c'era anima viva per le strade. Un silenzio irreale regnava sul villaggio. In un atto di tacita intesa si fermarono davanti alla prima casa. Eragon disse brusco: "Non ci sono cani che abbaiano" "No."
"Però non vuol dire niente."
"...No"
Eragon fece una pausa. "Ma ormai qualcuno avrebbe dovuto vederci."
"Si."
"E perchè non escono?"
Brom socchiuse gli occhi contro il riverbero del sole. "Forse hanno paura."
"Forse" disse Eragon. [...] Entrarono circospetti. Le strade erano deserte, fatta eccezione per una piccola volpe che sfrecciò spaventata al loro passaggio. Le case erano buie, le finestre rotte davano loro un'aria sinistra. Parecchie porte erano state scardinate. I cavalli rotearono gli occhi per il nervosismo. [...] Quando furono in vista del centro del villaggio, Eragon strinse forte l'arco e impallidì di botto. "Dio del cielo" sussurrò. Una montagna di cadaveri si ergeva avanti a loro, i corpi rigidi, i volti contratti in smorfie terribili. Gli abitanti erano inzuppati di sangue, che impregnava anche il suolo lì attorno. Uomini massacrati giacevano sopra le donne che avevano cercato di proteggere, le madri tenevano ancora stretti i figli, e gli amanti che avevano tentato di fare da scudo l'uno all'altra riposavano in un gelido abbraccio di morte. Tutti erano trafitti da frecce nere. Nessuno,giovane o anziano, era stato risparmiato. Ma la visione più agghiacciante fu la lancia aguzza che svettava sulla piladi cadaveri, sulla quale era impalato il corpicino di un bambino. Gli occhi di Eragon si offuscarono di lacrime. [...] Dal cielo sciese un'ombra nera: una cornacchia, che si appollaiò sulla punta della lancia. Fece scattare la testa in basso e i suoi occhi scrutarono avidi il cadavere del bambino. "Oh no, non ci provare" ringhiò Eragon. Tese la corda dell'arco e la liberò con una vibrazione sonora. In un'esplosione di piume, la cornacchia cadde all'indietro, il petto trafitto da una freccia. Eragon ne incoccò un'altra, ma all'improvviso lo stomaco gli si contrasse. Il ragazzo si sporse dal fianco di Cadoc per vomitare. [...] "Chi può aver fatto..." [...] (Brom) Smontò da Fiammabianca e studiò il terreno smosso. [...] S'inginocchiò a esaminare un'impronta. Lanciò un'imprecazione e tornò di corsa da Fiammabianca, che montò alla svelta. "Vai!" sibilò a denti stretti, incitando il cavallo. "Gli Urgali sono ancora qui!"...

Estratto dal perfetto capolavoro di C. Paolini: "Eragon".
Qui il link al trailer del grande film.

unilaterale

http://unilaterale.altervista.org/ Questo è il lavoro di ricerca che ho portato come tesi per la maturità classica. "Giusta, ingiusta, ...