...Solo la mia prontezza mi aveva salvato. Il coltello lanciato dal timoniere si era infisso qualche centimetro sotto di me, mentre mi lanciavo sulle sartie. Laggiù restava Israel Hands, con la bocca e lo sguardo sollevati verso di me, perfetta raffigurazione della sorpresa e della delusione. Ora che avevo un attimo a disposizione non persi tempo a cambiare l'innesco della pistola, avendo l'altra pronta, la scaricai, per maggior sicurezza, e subito dopo la ricaricai.
Quella mia occupazione lasciò Hands di stucco: cominciava ad accorgersi che la fortuna girava e dopo una comprensibile esitazione si affrettò a salire anche lui, a passi lenti e faticosi, il pugnale fra i denti. Trascinare la gamba ferita gli procurava un dolore senza fine; nel frattempo io avevo tranquillamente concluso i preparativi e lui non aveva ancora fatto un terzo del percorso. Poi lo chiamai: avevo le due pistole strette in pugno.
"Ancora un passo, signor Hands", dissi: "E vi farò saltare le cervella! I morti non parlano, ricordate?". Aggiunsi con una risata di scherno.
Si fermò all'istante. Potevo capire dai movimenti del viso che stava cercando di riflettere. La faccenda era per lui tanto complessa e laboriosa che, dall'alto del mio nuovo asilo, gli risi in faccia. [...] Mi bevevo ogni sua parola e me la ridevo, tronfio come un orologio a cucù, quando Hands, trattenendo il fiato si portò la mano dietro la spalla. Qualcosa sibilò nell'aria come una freccia: sentii un colpo e un dolore improvviso e mi ritrovai inchiodato all'albero per una spalla.....
Tratto da "L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson.
(Questo articolo è di sara ma dato che ha problemi con il computer... ci penso io).
mercoledì, gennaio 10, 2007
sabato, dicembre 30, 2006
mercoledì, ottobre 25, 2006
Il macabro spettacolo di Yazuac
... I due ripresero a trottare, pensando con sollievo al cibo e all'acqua che presto avrebbero trovato. Mentre si avvicinavano alle piccole case, videro fili di fumo levarsi da una decina di comignoli, ma non c'era anima viva per le strade. Un silenzio irreale regnava sul villaggio. In un atto di tacita intesa si fermarono davanti alla prima casa. Eragon disse brusco: "Non ci sono cani che abbaiano" "No.""Però non vuol dire niente."
"...No"
Eragon fece una pausa. "Ma ormai qualcuno avrebbe dovuto vederci."
"Si."
"E perchè non escono?"
Brom socchiuse gli occhi contro il riverbero del sole. "Forse hanno paura."
"Forse" disse Eragon. [...] Entrarono circospetti. Le strade erano deserte, fatta eccezione per una piccola volpe che sfrecciò spaventata al loro passaggio. Le case erano buie, le finestre rotte davano loro un'aria sinistra. Parecchie porte erano state scardinate. I cavalli rotearono gli occhi per il nervosismo. [...] Quando furono in vista del centro del villaggio, Eragon strinse forte l'arco e impallidì di botto. "Dio del cielo" sussurrò. Una montagna di cadaveri si ergeva avanti a loro, i corpi rigidi, i volti contratti in smorfie terribili. Gli abitanti erano inzuppati di sangue, che impregnava anche il suolo lì attorno. Uomini massacrati giacevano sopra le donne che avevano cercato di proteggere, le madri tenevano ancora stretti i figli, e gli amanti che avevano tentato di fare da scudo l'uno all'altra riposavano in un gelido abbraccio di morte. Tutti erano trafitti da frecce nere. Nessuno,giovane o anziano, era stato risparmiato. Ma la visione più agghiacciante fu la lancia aguzza che svettava sulla piladi cadaveri, sulla quale era impalato il corpicino di un bambino. Gli occhi di Eragon si offuscarono di lacrime. [...] Dal cielo sciese un'ombra nera: una cornacchia, che si appollaiò sulla punta della lancia. Fece scattare la testa in basso e i suoi occhi scrutarono avidi il cadavere del bambino. "Oh no, non ci provare" ringhiò Eragon. Tese la corda dell'arco e la liberò con una vibrazione sonora. In un'esplosione di piume, la cornacchia cadde all'indietro, il petto trafitto da una freccia. Eragon ne incoccò un'altra, ma all'improvviso lo stomaco gli si contrasse. Il ragazzo si sporse dal fianco di Cadoc per vomitare. [...] "Chi può aver fatto..." [...] (Brom) Smontò da Fiammabianca e studiò il terreno smosso. [...] S'inginocchiò a esaminare un'impronta. Lanciò un'imprecazione e tornò di corsa da Fiammabianca, che montò alla svelta. "Vai!" sibilò a denti stretti, incitando il cavallo. "Gli Urgali sono ancora qui!"...
Estratto dal perfetto capolavoro di C. Paolini: "Eragon".
Qui il link al trailer del grande film.
venerdì, settembre 08, 2006
Oscar del Paradiso
..."Buona signora, che ci ha qualcosa da rosicchiare per me e per il mio compagno?" Oscar stava sull'uscio della cucina e si inchinava cortesemente con il berretto in mano. "Di nuovo all'attacco, eh, Oscar del Paradiso?" disse la contadina in tono di disapprovazzione. "T'ho dato che è poco un intero polpettone di carne". "Può anche darsi" disse Oscar, "eppure son vivo lo stesso, guarda un po'". Rasmus ridacchiò sotto i baffi, e la contadina gettò anche a lui uno sguardo carico di rimprovero.[...] "Se mi spacchi un po' di legna, allora avrai da mangiare" disse la contadina in tono burbero. Oscar piegò la testa e la guardò con aria implorante. "Devo proprio spaccar legna? Non posso suonare invece una canzoncina?" "Grazie, sto bene anche senza le tue canzoncine" ribattè la contadina, ma le si rischiarò un po' il volto. Oscar trasse un profondo sospiro. "Beh, eh si..." disse tristemente. "Spaccar legna... Da non credere cosa può succedere a chi va in giro senza sospetto! Posso almeno veder prima il menù?" "Via nella legnaia, e non dir stupidaggini!"
Estratto da: "Rasmus e il vagabondo" di Astrid Lindgren.
powered by ODEO
Narrazione letta ed interpretata da Emily e la sorellina Olivia (contadina).
Estratto da: "Rasmus e il vagabondo" di Astrid Lindgren.
powered by ODEO
Narrazione letta ed interpretata da Emily e la sorellina Olivia (contadina).
giovedì, settembre 07, 2006
Sauron e Felagund
(Sauron) Intonò un canto di stregoneria:
Forare, violare, fellonia,
E svelare, scoprire, tradire.
Ma Felagund, senza basire,
Rispose, questo cercando di dire:
Resistere contro il potere,
E fedeltà e segretezza tenere
Come torre, e liberi stare:
Di cangiare e forma mutare;
Lacci elusi, trappole infrante,
Carceri aperte, catene schiante.
Avanti e indietro andavano i canti,
Girando, oscillando, via via più tonanti.
Saliva la voce, Felagund resisteva
E la magia e la potemza metteva
Di tutti gli Elfi in ciò che diceva.
Ed ecco dolci nel buio gli alati
Del Nargothrond cantare beati
E più lontana la voce dell'onda
Di là, in Occidente, lungo la sponda,
La spiaggia di perle, degli Elfi la terra.
S'accrebbe il buio, infuriava la guerra
In Valinor. Rosso sangue scorreva
Accanto al mare, e il Noldo* uccideva
Il Marinaio, e rubava le navi,
Le navi bianche, leggere e soavi;
Dal porto salpava. E gemono i venti,
Urlano i lupi coi ladri fuggenti.
Mormora il ghiaccio del Mare alle foci.
Soffrono in Angband pene atroci
Gli schiavi. Tuono, fuoco ardente
E Finrod crolla abbattuto, perdente.
Noldo*= Felagund
Tratto da: "Il Silmarillion" del Signor J.R.R.Tolkien
Forare, violare, fellonia,
E svelare, scoprire, tradire.
Ma Felagund, senza basire,
Rispose, questo cercando di dire:
Resistere contro il potere,
E fedeltà e segretezza tenere
Come torre, e liberi stare:
Di cangiare e forma mutare;
Lacci elusi, trappole infrante,
Carceri aperte, catene schiante.
Avanti e indietro andavano i canti,
Girando, oscillando, via via più tonanti.
Saliva la voce, Felagund resisteva
E la magia e la potemza metteva
Di tutti gli Elfi in ciò che diceva.
Ed ecco dolci nel buio gli alati
Del Nargothrond cantare beati
E più lontana la voce dell'onda
Di là, in Occidente, lungo la sponda,
La spiaggia di perle, degli Elfi la terra.
S'accrebbe il buio, infuriava la guerra
In Valinor. Rosso sangue scorreva
Accanto al mare, e il Noldo* uccideva
Il Marinaio, e rubava le navi,
Le navi bianche, leggere e soavi;
Dal porto salpava. E gemono i venti,
Urlano i lupi coi ladri fuggenti.
Mormora il ghiaccio del Mare alle foci.
Soffrono in Angband pene atroci
Gli schiavi. Tuono, fuoco ardente
E Finrod crolla abbattuto, perdente.
Noldo*= Felagund
Tratto da: "Il Silmarillion" del Signor J.R.R.Tolkien
mercoledì, agosto 30, 2006
La scoperta della Vendetta
... Non sapevo nulla delle guerre, delle faide e dei rigidi codici di comportamento dei clan. Da quando ero nato avevo conosciuto solo gli Occulti, che consideravano un abominio uccidere e insegnano ai loro figli il perdono. Ma in quel momento la Vendetta mi prese sotto la sua ala e io la riconobbi e appresi all'istante la sua lezione. Era lei che volevo; era lei che mi avrebbe impedito, da allora in poi, di sentirmi un'ombra vivente. In quel preciso istante la accolsi interamente nel mio cuore...
Tratto dall'avvincente capolavoro giapponese: "La leggenda di Otori" di Lian Hearn.
Eccone una piccola recensione. (clik here)
Tratto dall'avvincente capolavoro giapponese: "La leggenda di Otori" di Lian Hearn.
Eccone una piccola recensione. (clik here)
sabato, agosto 19, 2006
Una grande impresa
..."Egregi colleghi! Da troppo tempo una pace improduttiva ha finito col far precipitare in un deplorevole ozio i membri del Gun Club. Dopo un periodo di alcuni anni così ricchi di incidenti, essa è venuta ad interrompere i nostri lavori e a fermarci di botto sulla strada del progresso. Non esito da parte mia a proclamare che ogni guerra la quale ci rimettesse le armi in mano sarebbe la benvenuta...""Sì, sì, la guerra!" gridò l'impetuoso J.T.Maston.
"Zitti! Lasciateci ascoltare!" si protestò da ogni parte.
"...Ma la guerra" continuò Barbicane "è impossibile nelle circostanze attuali, e lunghi anni trascorreranno prima che i nostri cannoni possano ancora tuonare sui campi di battaglia. E' dunque in un nuovo ordine di idee che bisogna cercare uno sfogo al bisogno di attività che ci divora!".
L'assemblea comprese che il presidente stava per raggiungere il punto e si fece più attenta.
"Già da mesi, miei bravi colleghi" riprese Barbicane, " io mi domandavo se, pur restando nel campo della nostra specialità, non potessimo intraprendere qualche impresa degna del XIX secolo (...) E' su tale progetto che vi voglio intrattenere, un progetto degno di voi e delle tradizioni del nostro Gun Club e che avrà grande risonanza nel mondo."
"Farà molto rumore?" chiese un artigliere eccitato.
"Molto rumore nel vero senso della parola" Fu la risposta di Barbicane. (...)
"Egregi colleghi, vi chiedo tutta la vostra attenzione."
Un fremito corse per la sala. (...) "Non c'è alcuno tra voi, bravi colleghi, che non abbia visto la Luna o almeno che non ne abbia sentito parlare. Non stupitevi se vi intrattengo sull'astro della notte. Forse ci potrà toccare in sorte di essere i Colombo di quel mondo sconosciuto. Comprendetemi, assecondatemi con tutte le vostre forze e io vi guiderò alla sua conquista e il suo nome verrà ad aggiungersi a quello dei trentasei stati che formano la nostra grande Unione!".
"Viva la Luna" urlò il Gun Club con una sola voce...
Tratto dall'avveniristico capolavoro di Jules Verne "Dalla Terra alla Luna".
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