martedì, agosto 26, 2008

Nobile obiettivo del Progetto Caos

Sarà il Progetto Caos a salvare il mondo. Un'era glaciale culturale. Un secolo buio prematuramente indotto. Il Progetto Caos obbligherà l'umanità ad entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla Terra per riprendersi.[...]

"Immaginati" ha detto Tyler, "a far la posta all'alce dalle finestre dei grandi magazzini tra file puzzolenti di splendidi abiti da sera e smoking che vanno in malora appesi alle loro grucce, porterai indumenti di pelle che ti dureranno fino all'ultimo dei tuoi giorni e ti arrampicherai per i rami grossi come tronchi del kudzu rampicante che abbraccia la Sears Tower. Come Jack sulla pianta di fagioli, sbucherai dalla volta gocciolante della foresta e l'aria sarà così tersa che vedrai figure minuscole battere il granturco e disporre a essiccare strisce di carne di cervo nella corsia d'emergenza vuota di una superstrada abbandonata che si allunga, larga otto corsie e torrida ad agosto, per mille chilometri." [...] "Pensa ad andare a caccia di alci nelle valli boscose intorno alle macerie del Rockefeller Center."[...]
Questo era lo scopo del Progetto Caos, ha detto Tyler, la completa e immediata distruzione della civiltà. Che cosa viene dopo il Progetto Caos nessuno lo sa salvo Tyler.[...] La quinta regola del Progetto Caos è che bisogna fidarsi di Tyler.

Da “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

Come ho conosciuto Tyler

...Tyler [...], tutto ruvido di sabbia, [...] pescava pezzi di legno dalla risacca e li trascinava sulla spiaggia. Nella sabbia bagnata aveva già piantato un semicerchio di pali a pochi centimetri l'uno dall'altro, alti da arrivargli agli occhi. C'erano quattro ceppi e quando mi sono svegliato mi sono messo a guardare Tyler che ne trascinava su per la spiaggia un quinto. Tyler ha scavato una buca vicino a un'estremità dal palo, poi ha sollevato l'altra estremità fino a farlo scivolare dentro la buca in modo che rimanesse eretto, un po' sbilenco. [...] Con un legno Tyler ha segnato una linea dritta nella sabbia lunga qualche metro. [...] "Sai che ore sono?" mi ha chiesto Tyler gridando. [...] Erano le quattro e sei minuti del pomeriggio.
Dopo un po' Tyler si è seduto a gambe incrociate all'ombra dei pali eretti. Tyler è rimasto seduto per qualche minuto, si è alzato ed è andato a fare il bagno. Si è infilato una maglietta e un paio di calzoni da tuta e si è apprestato ad andarsene. Ho dovuto chiedergli. [...] Tyler si è stretto nelle spalle [...] Quello che Tyler aveva creato era l'ombra di una mano gigante. Ora le dita erano da Nosferatu, tanto erano lunghe, e il pollice era troppo corto, ma lui mi ha spiegato come alle quattro e mezza in punto la mano era perfetta. L'ombra di una mano gigante era perfetta per un solo minuto e per un minuto perfetto Tyler si era seduto nel palmo di una perfezione che lui stesso aveva creato.[...] Un minuto era abbastanza, ha detto Tyler, c'era da lavorare duro per ottenerlo, ma un minuto di perfezione valeva la fatica. Un momento era il massimo che ci si poteva aspettare dalla perfezione.[...]
E' così che ho conosciuto Tyler...

Dallo spettacolare “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

Vado al fight club. Sono cose che capitano.

... Io con i miei occhi scazzottati e il sangue rappreso in grosse croste nere sui calzoni, io che dico SALVE a tutti quelli che incontro sul lavoro. SALVE! Guardatemi. SALVE! Sono così ZEN. Questo è SANGUE. Questo non è NIENTE. Salve. Tutto è niente ed è la fine del mondo essere ILLUMINATO. Come me. [...] Il mio capo mi ha chiesto se il sangue era sangue mio.[...] Quel sangue è mio?
Sì, dico, anche.
Questa risposta è sbagliata.
Dovesse importare qualcosa.[...] Vado al fight club. Sono cose che capitano. "Vai a casa" mi dice il mio capo. "Cambiati."...

Dallo splendido “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

lunedì, maggio 26, 2008

"... Satia te sanguine quem sitisti, cuiusque insatiabilis semper fuisti..." (Giust.)

martedì, dicembre 11, 2007

Claudia

..."E' là!" sussurrò Lestat. "Quella che hai ferito. Tua figlia." "Cosa di ci, di cosa stai parlando?" "L'hai salvata" mormorò, "Lo sapevo. Hai lasciato la finestra aperta su di lei e sulla sua mamma morta, e della gente che passava per strada l'ha portata qui." [...] Il dottore si chinò e avvolse la bambina nella coperta. [...] Gli disse quanto era contento che fossimo venuti a prenderla, che la maggior parte dei bambini erano orfani; arrivavano con le navi e spesso erano troppo piccoli per dire quale era il corpo della loro madre. Pensava che Lestat fosse il padre. Pochi istanti dopo, Lestat già correva per le scale col fagottino. [...] "Lestat cosa stai facendo? Dove la stai portando?" domandai. Ma lo sapevo benissimo. Andava in albergo e voleva portarla nella nostra stanza. [...] "Vieni qui Luois, non hai mangiato abbastanza, lo vedo".[...] "Prendila Louis, lo so che la vuoi". E lo feci.[...] L'avrei uccisa prima che si svegliasse, prima che se ne accorgesse. [...] E improvvisamente, mentre io continuavo a succhiare senza posa [...] Lestat mi strappò da lei. "Ma non è morta" mormorai. [...]Lestat la tirò su, le parlò, chiamandola per nome: "Claudia, Claudia, ascoltami, torna in te, Claudia" [...] "Sei malata, mi senti? Devi fare quello che ti dico per star bene". E allora capii che cosa stava facendo: s'era tagliato il polso e l'aveva offerto a lei. E lei stava bevendo. "Ecco così cara; ancora" [...] "Maledetto!" gridai, e lui mi fulminò con occhi di fiamma. Sedeva sul divano con la bambina avvinta al polso.[...] Si staccò bruscamente da lei [...] Lei tentò disperatamente di raggiungere il polso coi denti. [...] (Lestat) si allontanò [...] "Cos'hai fatto, Lestat?" gli domandai "Cos'hai fatto?".[...] Lestat si alzò sollevandola su dal pavimento e venne verso di me.[...] Me la trovai in grembo; la circondai con le braccia.
"Ne voglio ancora" fece lei indicando il cadavere sul pavimento. "No, non stanotte, domani notte" disse Lestat. [...] "Louis stava per lasciarci [...]Stava per andare via. Ma adesso ha cambiato idea."[...] "Sei un bastardo!" gli sussurrai "Un demonio!"[...] (Poi, Lestat, rivolgendosi a Claudia) "Ora, con chi potresti dormire? Con Louis o con me?" infine, guardandomi, disse: "Forse potresti dormire con Luois. Dopo tutto, quando sono stanco... non sono molto gentile".
[...] All'alba si coricava con me, il suo cuore pulsante contro il mio.[...] Padre e Figlia...



Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice

La morte del corpo e il risveglio dei sensi

...Con i miei sensi risvegliati dovetti assistere alla morte del mio corpo con un certo disagio e, alla fine, con terrore. Di corsa risalii le scale fino al salotto, dove Lestat [...] ispezionava i costi e i profitti dell'anno precedente. "Sei un uomo ricco". Mi disse quando entrai. "Mi sta succedendo qualcosa" gridai. "Stai morendo, tutto qui; non fare lo stupido. Non hai delle lampade ad olio[...]?". "Sto morendo!" gridai. "Morendo!". "Capita a tutti" ribattè ostinato. [...](Lestat) cominciò a gridare. "ma io non ho pensato a sistemarti! Sono proprio
scemo!" [...] "Per questa mattina dormirai con me: non ho ancora provveduto alla tua bara.".


Lestat aveva la bara in una squallida camera vicino ai bastioni. (Entrati nella bara) Chiuse il coperchio. Gli domandai se fossi completamente morto. Sentivo formicolii e pruriti ovunque. "No, allora vuol dire di no" mi disse.[...] "Entro stanotte dovresti essere morto. Dormi."...

Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice.

Luois diventa vampiro

... Come cercai di muovermi, mi[...] disse: "Stai fermo. Adesso ti succhierò il sangue fino a portarti alla soglia della morte, ma voglio che tu stia calmo, tanto calmo da sentire il sangue scorrere nelle tue vene. [...] Io tentavo di divincolarmi,[...] e quando mi arresi, Lestat mi affondò i denti nel collo. [...] "Ascolta. Tieni gli occhi ben aperti" mi sussurrò Lestat con le labbra contro il mio collo. [...] In pochi minuti divenni debole fino alla paralisi. Scoprii in preda al panico che non avevo nemmeno la forza di parlare. [...] Sentii i suoi denti ritrarsi. [...](Lestat) si morse il polso [...] Credo di sapere cosa stava per fare ancora prima che lo facesse, e aspettavo, nella mia impotenza, come se avessi aspettato per anni. Premette il suo polso sanguinante contro la mia bocca e disse,[...] :"Louis, bevi". E io bevvi.[...] Poi accadde qualcosa.[...] "Mentre succhiavo il sangue [...] sentii un... suono: dapprima un cupo mormorio, poi dei colpi di tamburo sempre più forti, come se una gigantesca creatura si avvicinasse lentamente [...] percuotendo un enorme tamburo: un altro gigante che avanzava a qualche metro dietro di lui;"[...] Lestat liberò improvviasmente il suo polso, io[...]sentii subito l'impulso di riafferrarglielo e riportarmelo di forza alla bocca, a tutti i costi; mi frenai perchè mi resi conto che quel tamburo era il mio cuore, e che l'altro tamburo era il suo."[...] (Poi) Vidi con gli occhi di un vampiro.[...] E mi accorsi che non soltanto Lestat, ma tutto era cambiato. era come se solo allora, per la prima volta, riuscissi a vedere colori e forme. Ero totalmente affascinato dai bottoni della giacca nera di Lestat che non guardai altro per molto tempo. Poi Lestat cominciò a ridere [...] "Smettila di guardare i miei bottoni" disse Lestat "Vai laggiù tra gli alberi. Liberati di quel che di umano è rimasto del tuo corpo e non innamorarti così follemente della notte da smarrire la strada!"...

Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice.

unilaterale

http://unilaterale.altervista.org/ Questo è il lavoro di ricerca che ho portato come tesi per la maturità classica. "Giusta, ingiusta, ...