lunedì, maggio 26, 2008

"... Satia te sanguine quem sitisti, cuiusque insatiabilis semper fuisti..." (Giust.)

martedì, dicembre 11, 2007

Claudia

..."E' là!" sussurrò Lestat. "Quella che hai ferito. Tua figlia." "Cosa di ci, di cosa stai parlando?" "L'hai salvata" mormorò, "Lo sapevo. Hai lasciato la finestra aperta su di lei e sulla sua mamma morta, e della gente che passava per strada l'ha portata qui." [...] Il dottore si chinò e avvolse la bambina nella coperta. [...] Gli disse quanto era contento che fossimo venuti a prenderla, che la maggior parte dei bambini erano orfani; arrivavano con le navi e spesso erano troppo piccoli per dire quale era il corpo della loro madre. Pensava che Lestat fosse il padre. Pochi istanti dopo, Lestat già correva per le scale col fagottino. [...] "Lestat cosa stai facendo? Dove la stai portando?" domandai. Ma lo sapevo benissimo. Andava in albergo e voleva portarla nella nostra stanza. [...] "Vieni qui Luois, non hai mangiato abbastanza, lo vedo".[...] "Prendila Louis, lo so che la vuoi". E lo feci.[...] L'avrei uccisa prima che si svegliasse, prima che se ne accorgesse. [...] E improvvisamente, mentre io continuavo a succhiare senza posa [...] Lestat mi strappò da lei. "Ma non è morta" mormorai. [...]Lestat la tirò su, le parlò, chiamandola per nome: "Claudia, Claudia, ascoltami, torna in te, Claudia" [...] "Sei malata, mi senti? Devi fare quello che ti dico per star bene". E allora capii che cosa stava facendo: s'era tagliato il polso e l'aveva offerto a lei. E lei stava bevendo. "Ecco così cara; ancora" [...] "Maledetto!" gridai, e lui mi fulminò con occhi di fiamma. Sedeva sul divano con la bambina avvinta al polso.[...] Si staccò bruscamente da lei [...] Lei tentò disperatamente di raggiungere il polso coi denti. [...] (Lestat) si allontanò [...] "Cos'hai fatto, Lestat?" gli domandai "Cos'hai fatto?".[...] Lestat si alzò sollevandola su dal pavimento e venne verso di me.[...] Me la trovai in grembo; la circondai con le braccia.
"Ne voglio ancora" fece lei indicando il cadavere sul pavimento. "No, non stanotte, domani notte" disse Lestat. [...] "Louis stava per lasciarci [...]Stava per andare via. Ma adesso ha cambiato idea."[...] "Sei un bastardo!" gli sussurrai "Un demonio!"[...] (Poi, Lestat, rivolgendosi a Claudia) "Ora, con chi potresti dormire? Con Louis o con me?" infine, guardandomi, disse: "Forse potresti dormire con Luois. Dopo tutto, quando sono stanco... non sono molto gentile".
[...] All'alba si coricava con me, il suo cuore pulsante contro il mio.[...] Padre e Figlia...



Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice

La morte del corpo e il risveglio dei sensi

...Con i miei sensi risvegliati dovetti assistere alla morte del mio corpo con un certo disagio e, alla fine, con terrore. Di corsa risalii le scale fino al salotto, dove Lestat [...] ispezionava i costi e i profitti dell'anno precedente. "Sei un uomo ricco". Mi disse quando entrai. "Mi sta succedendo qualcosa" gridai. "Stai morendo, tutto qui; non fare lo stupido. Non hai delle lampade ad olio[...]?". "Sto morendo!" gridai. "Morendo!". "Capita a tutti" ribattè ostinato. [...](Lestat) cominciò a gridare. "ma io non ho pensato a sistemarti! Sono proprio
scemo!" [...] "Per questa mattina dormirai con me: non ho ancora provveduto alla tua bara.".


Lestat aveva la bara in una squallida camera vicino ai bastioni. (Entrati nella bara) Chiuse il coperchio. Gli domandai se fossi completamente morto. Sentivo formicolii e pruriti ovunque. "No, allora vuol dire di no" mi disse.[...] "Entro stanotte dovresti essere morto. Dormi."...

Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice.

Luois diventa vampiro

... Come cercai di muovermi, mi[...] disse: "Stai fermo. Adesso ti succhierò il sangue fino a portarti alla soglia della morte, ma voglio che tu stia calmo, tanto calmo da sentire il sangue scorrere nelle tue vene. [...] Io tentavo di divincolarmi,[...] e quando mi arresi, Lestat mi affondò i denti nel collo. [...] "Ascolta. Tieni gli occhi ben aperti" mi sussurrò Lestat con le labbra contro il mio collo. [...] In pochi minuti divenni debole fino alla paralisi. Scoprii in preda al panico che non avevo nemmeno la forza di parlare. [...] Sentii i suoi denti ritrarsi. [...](Lestat) si morse il polso [...] Credo di sapere cosa stava per fare ancora prima che lo facesse, e aspettavo, nella mia impotenza, come se avessi aspettato per anni. Premette il suo polso sanguinante contro la mia bocca e disse,[...] :"Louis, bevi". E io bevvi.[...] Poi accadde qualcosa.[...] "Mentre succhiavo il sangue [...] sentii un... suono: dapprima un cupo mormorio, poi dei colpi di tamburo sempre più forti, come se una gigantesca creatura si avvicinasse lentamente [...] percuotendo un enorme tamburo: un altro gigante che avanzava a qualche metro dietro di lui;"[...] Lestat liberò improvviasmente il suo polso, io[...]sentii subito l'impulso di riafferrarglielo e riportarmelo di forza alla bocca, a tutti i costi; mi frenai perchè mi resi conto che quel tamburo era il mio cuore, e che l'altro tamburo era il suo."[...] (Poi) Vidi con gli occhi di un vampiro.[...] E mi accorsi che non soltanto Lestat, ma tutto era cambiato. era come se solo allora, per la prima volta, riuscissi a vedere colori e forme. Ero totalmente affascinato dai bottoni della giacca nera di Lestat che non guardai altro per molto tempo. Poi Lestat cominciò a ridere [...] "Smettila di guardare i miei bottoni" disse Lestat "Vai laggiù tra gli alberi. Liberati di quel che di umano è rimasto del tuo corpo e non innamorarti così follemente della notte da smarrire la strada!"...

Da: "Intervista col vampiro" di Anne Rice.

venerdì, maggio 18, 2007

Il primo arrembaggio di Connor Tempest

...Connor sguainò lo spadino e lo puntò contro gli uomini, sperando che non percepissero la sua inesperienza. A giudicare dal piagnucolio, si sarebbe detto di no. -Non fatelo arrabbiare!- disse loro Cate. -Perchè è uno dei più sanguinari.- Dopo aver strizzato l'occhio a Connor, si allontanò. Forse, dopo tutto, non era così difficile fare il pirata. il ragazzo liberò un bel respiro e sorrise ai suoi prigionieri, cosa che parve spaventarli ancora di più. -Volevo solo essere gentile- disse scrollando le spalle e avvicinando la punta della spada ai due.

(Connor ingaggia un combattimento con un altro uomo della nave)

[...] si scagliò contro l'avversario. Fissandolo con occhi penetranti, gli puntò lo spadino al petto. Ma il ponte era diventato viscido per la sporcizia e il sangue, così Connor scivolò. Lo spadino non affondò nel petto dell'uomo che però, cadendo all'indietro sotto il colpo, andò a sbattere la testa contro l'albero maestro. Si accasciò a terra, con il sangue che gli usciva a fiotti, inondandogli la testa e il viso. [...] non voleva che quell'uomo morisse. [...] I pirati del Diablo avevano vinto ma lui non si sentiva un vincitore.[...] Di corsa tornò dai due prigionieri [...] -Pietà!- gridò uno. -Togliti la sciarpa- gli ordinò con voce roca [...] -Vieni con me!- ordinò ancora Connor. -Ti supplico, pietà!- -Vieni e sta' zitto!- [...] quello che era stato il suo avversario giaceva coperto di sangue. Prese la sciarpa e gli tamponò la ferita alla testa per frenare l'emorragia. -Tieni, pensaci tu- disse al prigioniero, mettendogli la mano sulla sciarpa intrisa di sangue.
[...]Si voltò. -Ottimo lavoro, ragazzo- gli disse Cheng Li. -Forse dobbiamo lavorare un po' sul tuo istinto omicida; tuttavia hai fatto un ottimo lavoro-...

Tratto da "Vampirates- I demoni dell'Oceano" di Justin Somper.

Identità svelata

... -Perchè sei rimasto qui stanotte?-
-Ero in pensiero per te. Sembrava avessi la febbre. Dicevi di essere morta-
-Ma sono morta. E non ho la febbre. Anzi, non mi sono mai sentita meglio-
-Grace, devi ascoltarmi. Non si morta.-
[...]-Com'è possibile che non mi sia svegliato con la Campana dell'Alba?- disse Lorcan, prendendosi la testa tra le mani. [...] sei davvero sicuro che non sia morta? - Sono sicuro al cento per cento, Grace. Tanto per cominciare, le ragazzine morte non mangiano il porridge.- [...] Grace si voltò verso l'oblò. Alzò la tenda [...]-Chiudi la tenda, Grace.- La voce di Lorcan era diventata roca. [...] Lei la lasciò cadere e si voltò. [...] Tremava [...] . Grace stava tendendo una mano per tranquillizzarlo, quando le venne un'idea. Sapeva come farlo calmare. Cominciò a cantare:

Ti narrerò una storia di vampirates,
una storia vecchia, ma vera e assai fosca.
Ti canterò una storia di una nave antica
con la ciurma più tremenda che si conosca.
Sì, la storia di una nave antica
che il mare solca, leggera,
che il mare piega, severa.

Lorcan rimase a bocca spalancata. -Significa che sai?- disse con la voce ridotta a poco più di un sussurro. Grace scosse la testa confusa. -So cosa?- Con gli occhi sgranati, Lorcan non aggiunse altro. -E' un canto di marinai che mio padre cantava sempre a me e a Connor. Riusciva a calmarci quando eravamo agitati.

Questa nave ha vele così sbrindellate,
che sembran ali che voglian volare;
e il capitano, si dice, è così spaventoso
che preferisce non farsi guardare.
Porta in viso un pallore di morte,
dentro gli occhi gli manca la vita,
ogni dente è una sciabola truce.
Quel capitano, si dice, è così spaventoso

Mentre Grace intonava le ultime parole della strofa , entrambi guardarono verso l'oblò. All'improvviso tutto fu chiaro. [...] -Che non può mai vedere la luce.- Questa volta Grace pronunciò le parole senza cantarle, tornò alla finestra e afferrò nuovamente la tenda. -No!- Lorcan allungò la mano per bloccarla. Troppo tardi. Grace aveva già le dita strette intorno all'angolo della tenda; così, quando lui la spinse di lato, lei tirò il pezzo di stoffa che, strappandosi dalla finestra, lasciò entrare nella cabina un pallido raggio di luce rosa. [...] -Rimettila a posto- le disse piagnucolando. -Rimettila a posto. Per favore, Grace, rimetti a posto la tenda-. [...] Risistemò la tenda. [...] Lorcan alzò gli occhi e la guardò con gratitudine. - Grazie- disse con voce stridula. [...] si voltò verso Lorcan. -Ebbene- disse. -Avevo quasi ragione, o no? Solo che la morta non sono io, ma tu.-...

Tratto da "Vampirates-i demoni dell'oceano" di Justin Somper.

lunedì, aprile 30, 2007

Fedeltà

... - Dunque, Venerdì, vuoi tornare al tuo villaggio?-
Si volse a guardarmi con espressione perplessa e io compresi ciò che voleva dirmi [...] Si fece di colpo malinconico. Gli domandai che cosa avesse e mi rispose:
"Tu collera con Venerdì. Perchè? Cosa fatto male?"
"Non sono affatto in collera con te " dissi.
"No? Tu non collera? Sì, invece sì" insistette. "Tu me mandi via".
"Ma non hai detto che desideri tornare al tuo villaggio?" domandai.
"Sì, ma io detto tu anche, non Venerdì là e tu qui. Questo io non desiderato, questo io non detto mai." Era chiaro che non voleva saperne di andarsene senza di me.
[...] " Su, non insistere, mio caro" dissi. "Andrai senza di me. Io continuerò a vivere su quest'isola solo come in passato." Venerdì corrugò la fronte, poi si tolse dalla cintura l'accetta che sempre portava con sé e me la tese.
"Che cosa dovrei farne?" domandai.
"Tu uccidi Venerdì"
"Uccido Venerdì? E perchè mai?"
"Perchè tu voi mandare via!" esclamò "Tu uccidi Venerdì, non mandi via."
Aveva parlato con tanto sincero trasporto che gli spuntarono le lacrime agli occhi e a quella vista io ebbi la certezza del suo grande affetto e della sua devozione per me. [...] continuai (a parlargli) fino a che non lo ebbi del tutto rassicurato (che non lo avrei mandato via)...

Tratto da "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe.

unilaterale

http://unilaterale.altervista.org/ Questo è il lavoro di ricerca che ho portato come tesi per la maturità classica. "Giusta, ingiusta, ...